lunedì 9 marzo 2009

Vivat primarul!

"A Pragelato il prossimo sindaco potrebbe essere un romeno"

Integrazione perfetta nel paese olimpico: "I ragazzi imparano il nostro patois"

TORINO - La cima innevata del monte Albergian è lì che domina la valle che ha ospitato le Olimpiadi. «Siamo una terra accogliente e aperta ad ogni cultura» affermano nel bar a due passi dal municipio.
In paese bandiere al vento con orgoglio ricordano i giochi del 2006, altre dicono che siamo in una valle occitana. Ancora bandiere davanti alla piazza del municipio di Pragelato testimoniano uno spiccato senso dell’accoglienza, così il vessillo della Regione Piemonte è accanto a quello con i quattro mori della Sardegna. Si va oltre, Pragelato terra d’Europa. Qui un residente su quattro è straniero: 176 su 741. La stragrande maggioranza è romena (89 donne, 87 uomini e 39 giovani che non hanno ancora compiuto 18 anni) mentre albanesi, egiziani e russi si contano sulle dita di una mano. I romeni sono arrivati alla spicciolata e quassù hanno trovato il luogo ideale dove reinventarsi una vita: lavoro negli alberghi, un reddito decoroso e poi facilità ad integrarsi. Sorride dietro ai baffi il sindaco, Valter Marin, quando dice: «Se volessero, hanno i numeri per fare una loro lista elettorale, chissà potrebbero eleggere un sindaco romeno». Ma perché proprio qui e non in altre zone hanno deciso di fermarsi, si sono sposati fra di loro, ma anche con chi a Pragelato è nato. «La concretezza dei montanari ha saputo oltrepassare quell’innato senso di diffidenza - dice il sindaco -, in valle si cercavano uomini e donne disposti a lavorare sodo e i romeni hanno saputo dimostrare di essere all’altezza della situazione».
E non è finita lì. Come, e talvolta anche meglio dei locali, i bambini romeni imparano a parlare il patois, inseguendo un progetto voluto dalla Regione per salvare le lingue occitane. E poi ancora: frequentano le lezioni previste per un comune bilingue, la Francia è dietro a quelle montagne.
Continua il sindaco: «A scuola quando c’è stata la rievocazione della tragedia del Beth nella quale morirono centinaia di minatori travolti dalla valanga, i migliori interpreti sono stati i bambini stranieri». Integrazione è anche realizzare una festa, il primo dicembre, quando romeni e pragelatesi si incontrano per ballare insieme e preparare piatti di cucine lontane.
«Ho imparato a fare la bagna càuda» dice Mihaela Comanescu, da 14 anni a Pragelato, lavora nell’albergo Passet. In anni non ci sono mai stati problemi con i nuovi cittadini del paese. Anzi. Quando quassù sbarca un immigrato che, forse, ha intenzione di rovinare questo idilliaco equilibrio, sono i suoi stessi connazionali a mettersi in mezzo. A cercare il modo di fargli capire che chi vive a Pragelato ormai è più occitano che albanese o egiziano.
Integrazione vuol dire anche partecipare alla sfilata degli alpini. Li ha invitati Sergio Brunet, che nella sua segheria ha quasi esclusivamente dipendenti romeni: «Loro sanno il significato di un impiego sicuro. Ma non sono solo dipendenti, sono anche amici e così quest’anno li porterò con me alla sfilata delle penne nere».

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